MENATWORK è una speranza.
Non descrive e mostra solo il lavoro che esiste, quello reale, vissuto: se è vero che l’Italia si fonda sul Lavoro, e la sua costituzione lo sancisce e ne fa fondamenta per tutto un popolo, è necessario riprendere tale concetto fondamentale e seminarlo, innaffiarlo e farlo ri-germogliare come un prato che si rinnova nella stagione calda, come un campo di fiori multicolori che si possono cogliere, portare a casa, con i quali decorare angoli e tavoli del nostro quotidiano.
I fiori sbocciati sono esili elementi in ferro, con una salda base, uno stelo e una lettera/fiore. Non sono pochi, ma nemmeno tanti. Sono giusto 48, tanti quante sono le lettere che compongono la prima parte del 1° articolo della nostra Costituzione, che pone il lavoro come fondamenta del nostro Paese.
Un giardino, un campo di fiori: piccoli totem che formano un tutto con un valore simbolico elevatissimo, che va ben al di là della somma dei singoli. Ogni fiore è pezzo unico, legato all’evento e come tale è opera con una volontà d’arte ben definita, che possiede una carta di identità che lo identifica come singolo/parte/di/un/tutto che lo accompagna se un visitatore lo sceglie, lo prende e lo porta via.
I 48 fiori, simbolo del lavoro e della realizzazione dell’uomo in esso, si divideranno al termine della mostra e fioriranno in 48 altri e diversi luoghi, portatori di un messaggio di speranza e di riscatto.
Il giardino racconta l’ultima storia, quella più solenne e impalpabile, che contiene nel suo grembo il germoglio di tutte le altre.
